Restare o partire? Sulle rappresentazioni non stereotipate di Napoli

dc.contributor.authorSciacovelli, Antonio
dc.date.issued2020-03-29
dc.description.abstractThe literary image of Naples, “Capital of the South”, that sees periodic alternations of crisis and splendour in the arts, is certainly dichotomous: on the one hand the locus amoenus in which inventiveness flourishes and different cultural traditions intersect and live together, on the other the symbolic place of immense social disparities, an outbreak of epidemics and the cradle of a lax and reactionary mentality. The image used by Benedetto Croce to define the city, “a paradise inhabited by devils” dates back to the Middle Ages, and is denied from time to time by the authors who intend to build a positive myth of Napoletanità, but already in the early 20th century, and then especially in the period from 1943 (to the present day), there are increasingly critical accents towards this image, which result - more than in hatred or in contempt for the city and its inhabitants - in a tendency to move away from Naples, to abandon a contradictory reality that does not solve its problems, but like a virgin forest grows back destroying every element of progress. The writers examined in the article are: Carlo Bernari, Anna Maria Ortese, Raffaele La Capria, Fabrizia Ramondino, Ermanno Rea, Giuseppe Montesano, Elena Ferrante.en
dc.description.abstractL'immagine letteraria di Napoli, "Capitale del Sud", che vede periodiche alternanze di crisi e splendore nelle arti, è sicuramente dicotomica: da un lato il locus amoenus in cui fiorisce l'inventiva e diverse tradizioni culturali si intersecano e convivono; dall'altro, il luogo simbolico di immense disparità sociali, uno scoppio di epidemie e la culla di una mentalità rilassata e reazionaria. L'immagine usata da Benedetto Croce per definire la città, "un paradiso abitato dai diavoli", risale al Medioevo, e viene negata di volta in volta dagli autori che intendono costruire un mito positivo di napoletanità, ma già agli inizi 20° secolo, e quindi soprattutto nel periodo dal 1943 (ai giorni nostri), ci sono accenti sempre più critici nei confronti di questa immagine, che risultano - più che nell'odio o nel disprezzo per la città e i suoi abitanti - nella tendenza ad allontanarsi da Napoli, per abbandonare una realtà contraddittoria che non risolve i suoi problemi, ma come una foresta vergine ricresce distruggendo ogni elemento del progresso. Gli autori esaminati nell'articolo sono: Carlo Bernari, Anna Maria Ortese, Raffaele La Capria, Fabrizia Ramondino, Ermanno Rea, Giuseppe Montesano, Elena Ferrante.it
dc.formatapplication/pdf
dc.identifier.citationItalianistica Debreceniensis, V. 25 (2019): 25 anni di ItalDeb , 36-53
dc.identifier.doihttps://doi.org/10.34102/itde/2019/5553
dc.identifier.eissn2677-1225
dc.identifier.issn1219-5391
dc.identifier.jatitleItal. Debr.
dc.identifier.jtitleItalianistica Debreceniensis
dc.identifier.urihttps://hdl.handle.net/2437/282736en
dc.identifier.volume25
dc.languageit
dc.relationhttps://ojs.lib.unideb.hu/itde/article/view/5553
dc.rights.accessOpen Access
dc.rights.ownerAntonio Sciacovelli
dc.subjectimagologyen
dc.subjectnapoletanitàen
dc.subjectcontemporary Italian novelen
dc.subjectLiterary imageen
dc.subjectnaplesen
dc.subjectNapoliit
dc.subjectimmagini letterarieit
dc.subjectnapoletanitàit
dc.subjectromanzo italiano contemporaneoit
dc.subjectimagologiait
dc.titleRestare o partire? Sulle rappresentazioni non stereotipate di Napoliit
dc.typefolyóiratcikkhu
dc.typearticleen
dc.type.detailedidegen nyelvű folyóiratközlemény hazai lapbanhu
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